breve storia del Wabi-sabi
“Quasi tutti i giapponesi affermano di capire la sensazione del wabi –
sabi ma pochissimi riescono a spiegarla con chiarezza” (Leonard Koren).
L’estetica del wabi-sabi infatti è un concetto insito nella loro cultura, talmente radicate e antiche sono le sue origini. Nonostante questo però non
viene mai sottoposta a studi o ricerche per capire appieno il suo significato.
In Giappone infatti l’organizzazione e la commercializzazione delle informazioni sulla cerimonia del tè e su tante altre dottrine sono affidate a gruppi di famiglie che ne controllano le fonti e i materiali necessari per lo studio e la ricerca. Allo stesso modo però il velo di mistero e di sfuggevolezza che ruotano intorno al wabi-sabi ne rappresentano anche le sue caratteristiche fondamentali. Quindi la conoscenza mancante di questo concetto può essere considerata come un aspetto intrinseco del concetto di wabi-sabi.
Il wabi-sabi è l'aspetto più evidente di quella che consideriamo essere la concezione di bellezza giapponese. Può rappresentare uno stile di vita, o soltanto un ideale di bellezza. Nella lingua giapponese in origine i due termini wabi e sabi avevano significati distinti: wabi indicava la condizione della vita nella natura, lontano dalla società, mentre sabi veniva usato in riferimento a qualcosa di freddo, povero. Intorno al XIV secolo questa connotazione negativa assunse un significato diverso, la solitudine e la povertà autoimposti vennero considerati come opportunità di arricchimento personale per rivalutare quelle che erano le cose più importanti nella vita, e prestare più attenzione a quei particolari meno evidenti della natura. Alla fine del XVI secolo i due termini wabi e sabi si erano ormai fusi in un unico significato che da lì in poi ha pervaso ogni aspetto della cultura e del gusto giapponesi.
Nasce come dottrina correlata alla cerimonia del
tè, nel quale convergevano diverse arti, dalla disposizione dei fiori, al tipo
di giardino, all’architettura per creare un ambiente wabi-sabi
sotto ogni aspetto.
Il wabi-sabi raggiunse il suo culmine espressivo a fine ‘500 quando Sen No Rikyu, uno dei più grandi maestri del tè, riuscì a portare nella cerimonia l’artigianato grezzo e anonimo, dandogli la stessa importanza dei preziosi tesori di porcellana provenienti dalla Cina.
L'estetica del wabi-sabi crede nell' incontrollabilità della
natura e per questo
è stato definito come
“la bellezza delle cose temporanee e imperfette”.
Il wabi sabi rappresenta l'opposto dell'ideale di bellezza occidentale come qualcosa di spettacolare, di monumentale.
La crepa formatasi in una ciotola, ad esempio, costituisce quella caratteristica che dona più valore all'oggetto, in quanto ne segna il tempo. Via via che le cose invecchiano, si fanno meno perfette e più irregolari. Sono generalmente fatte con materiali vulnerabili alla natura e all'uomo, sono quindi soggette al sole, al vento, alla pioggia, a macchie, crepe...che raccontano la storia dell'oggetto e gli usi che ne son stati fatti.
Nessun commento:
Posta un commento